Il primo obiettivo di allenatori, preparatori fisici e manger sportivi è quello di aumentare la capacità di performare degli atleti. Allo stesso tempo, si vuole, giustamente, ridurre al minimo il tasso di infortuni. Ed è qui che nasce un “conflitto”. La relazione tra performance e rischio di infortunio è direttamente proporzionale. Ovvero all’aumentare della prima, aumenta anche il secondo. Lo dimostra il fatto che i tassi di infortunio siano più alti durante i match, rispetto agli allenamenti e che aumentino all’aumentare del livello di gioco 1). Quello che si richiede perciò ai preparatori fisici è che gli atleti siano sempre più forti, potenti e veloci, ma che non si facciano male.

Bad news: gli infortuni non possono essere eliminati completamente. Ma c’è anche una notizia buona: con una preparazione fisica adeguata e mettendo in atto, su base quotidiana, una serie di accorgimenti, è possibile ridurre notevolmente il rischio di infortunio.

Ma facciamo un passo indietro: prima di passare alla strategia d’attacco, dobbiamo conoscere il nemico.

Un infortunio si verifica quando le proprietà meccaniche di un tessuto sono inadeguate a gestire un carico 2).

Da questa definizione, si evince che, per evitare che una struttura si rompa o si danneggi, è necessario renderla adeguatamente solida in relazione alle forze a cui sarà sottoposta. Sicuramente l’allenamento, in questo senso, gioca un ruolo chiave, in quanto prepara l’atleta allo sforzo che è chiamato a sostenere durante la pratica sportiva. Ma siamo sicuri che allenarsi sia sufficiente?

Uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista “Football Medicine & Performance”3), ci dice che no, non è sufficiente. Un programma d’allenamento ineccepibile, un monitoraggio costante dei carichi di lavoro, costituiscono senza dubbio un valido strumento di verifica dei risultati e di aggiustamento dei programmi d’allenamento, ma non assicurano che l’atleta sia meno soggetto ad un infortunio. È altresì vero che le strutture di un atleta allenato meglio (non necessariamente di più, in termini quantitativi), saranno più efficaci nel contrastare le forze a cui vengono sottoposte durante la pratica sportiva.

Tratto da Siff M.C. – Facts and Fallacies of Fitness

Non tutte le tipologie d’allenamento, tuttavia, avrebbero la stessa efficacia nella prevenzione infortuni. È stato infatti visto che allenare la Forza e la Propriocezione riduce di un terzo sia gli infortuni acuti che da overuse; mentre lo stretching pare non sortire alcun effetto, in quest’ottica 4).

Abbiamo capito che essere ben allenati è necessario, ma non è tutto. L’infortunio è un fenomeno ben più complesso. Oltre alle caratteristiche fisiche specifiche del singolo atleta, la forma fisica ed abilità tecnica, dobbiamo prendere in considerazione anche una serie di fattori relativi al contesto 5), il quale cambierà a seconda dello sport, della categoria, del tessuto sociale e dal retaggio culturale. Per questo motivo l’infortunio può considerato un fenomeno multi-fattoriale.

Una strategia di prevenzione efficace deve innanzi tutto stabilire quali siano i fattori determinanti dell’infortunio e successivamente implementare delle misure che vadano possibilmente a contrastarli. 6) .

Di seguito vi propongo un diagramma riassuntivo dei fattori che possono portare ad un infortunio:

L’infortunio è un fenomeno multi-fattoriale.

Ad alti livelli, si suppone che gli allenatori e i preparatori abbiamo un buon grado di controllo e monitoraggio su tutte le variabili inerenti ai carichi d’allenamento e che gli atleti professionisti siano consapevoli e attenti a condurre uno stile di vita appropriato.

Nello sport amatoriale, di basso/medio livello e giovanile, gli strumenti a disposizione sono sicuramente inferiori, pertanto un preparatore deve fare appello a tutta la sua esperienza e sensibilità per essere in grado di capire quali siano i possibili fattori di rischio per gli atleti. È altrettanto importante che anche gli atleti facciano la loro parte ed è, ancora una volta, compito e responsabilità di tecnici e preparatori creare un ambiente educativo che diffonda una cultura sportiva che, tra le altre cose, a lungo termine, contribuirà a ridurre il rischio di infortuni.

Riferimenti   [ + ]

1.Match and Training Injuries in Rugby League (2012). King, Hume, Milburn, Guttenbel- Springer Link
2.Siff M.C. – Facts and Fallacies of Fitness
3.Injuries in Football: It’s Time to Stop Chasing the Training Load Unicorn – F.M. Impellizzeri, A. J. Coutts, M. Fanchini, A. McCall
4.Effectiveness of Exercise Interventions to Prevent Sport Injuries: a Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. J.B. Lauersen, D.M. Bertelsen, L.B. Andersen – British Journal of Sport Medicine
5.def: Condizioni interconnesse all’interno delle quali qualcosa esiste o accade
6.Context Matters: Revisiting the First Step of the Sequence of Prevention of Sport Injuries. C. Bolling, W. Van Mechelen, H. R. Pasman, E. Verhagen. Springer Link
Martina Marson
Da sempre appassionata di sport, sono cresciuta con la kick boxing, per poi scoprire la lotta libera e l'allenamento funzionale. Così appassionata da decidere di cambiare vita e far diventare lo sport la mia professione. Laureata in scienze motorie, NSCA-CSCS, oggi lavoro come preparatore atletico nel Rugby e come personal trainer. Il mio motto è "Lead by Example".COME CONTATTARMI: email: bilancierefondente@gmail.com

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